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Marina

Giorno #5: Tu la Conosci Marina?

Marina stava guardando fuori dalla finestra. La piccola casa composta da una sola stanza nel centro di Kirova Street in Ucraina era ormai immersa nel silenzio.

Petra dorme nel letto a due piazze appoggiato al muro. Dormono insieme in quel grande letto, ma Marina quella sera non riusciva a prendere sonno.

La donna ha appena perso il lavoro nella fabbrica di una casa automobilistica dove faceva l’operaia. Niente di particolarmente redditizio, ma abbastanza per permetterle di pagare la scuola di Petra, ormai in terza elementare, e per pagare le bollette della scatola da scarpe dove vivevano.

Marina si accende una sigaretta davanti alla finestra aperta e per un lungo momento chiude gli occhi. Pensa alla sua vita con Petra, di come vivano bene insieme, con poco. La bambina è nata da una relazione infelice, adesso finita, ma le due se la cavavano bene.

Certo era facile, ma erano felici. Una aveva l’altra e tanto bastava. A Marina non importava di fare dei sacrifici per permettere l’istruzione della figlia.

Marina riapre gli occhi sapendo di aver preso una decisione. Una di quelle che spezzano il cuore, ma necessarie.

Mentre la bambina dorme tranquilla a pancia in giù, Marina le sussurra all’orecchio in ucraino, “Tesoro, vado da Nadia”.

Apre la porta di casa e attraversa il corridoio. Bussa piano alla porta di fronte alla sua. Una donna che le somiglia le apre la porta e sussurra “Sestra

Sua sorella maggiore viveva dall’altra parte del corridoio, ma la sua casa era molto diversa. Nadia e suo marito vivono in un appartamento più grande, con due stanze da letto, una per loro e una per il figlio. Nadia tiene molto alla casa, e nel tempo ci si era dedicata abbastanza da darle un aspetto rispettabile.

Le due donne adesso sono una di fronte all’altra in corridoio, davanti alle porte socchiuse. I bambini dormono, ma se hanno bisogno della mamma, loro devono essere a portata di aiuto.

Marina guarda Nadia negli occhi, quelli che conosceva così bene. Sospira.

“Nadia, ho deciso di partire”

Le due sorelle avevano parlato molto di quali opzioni avesse Marina dopo aver perso il lavoro. Nessuna sembrava promettente o sicura per una donna sola con a carico una bambina di 9 anni.

Nadia si era proposta di prendersi cura di Petra se lei avesse deciso di partire. Lei e suo marito hanno un buon lavoro. Petra e suo cugino giocano insieme tutti i giorni, vanno d’accordo.

Loro possono prendersi cura della sua bambina.

Sembrava l’unica scelta che le avrebbe procurato abbastanza denaro da mandare a casa e permettere a Petra una bella vita, o almeno una migliore.

La decisione di lasciare gli unici familiari rimasti non andava presa a cuor leggero.

Cosa fai quando non hai più opzioni tra cui scegliere?

Nadia e Marina continuano a guardarsi. La prima rompere il silenzio.

“Bene, mi dispiace ma se è quello che devi fare, allora parti.”

“Non voglio, devo.”

Nadia vede la tristezza e la disperazione negli occhi della sorella. L’abbraccia e vicino all’orecchio le dice “Petra ti raggiungerà presto. Noi ti aspettiamo, segui la tua strada.

Le due donne piangono, ancora abbracciate, ma la mattina dopo saranno al tavolo della cucina di Nadia, decidendo il viaggio che condurrà Marina in Italia.

 

Questa è la storia di Marina. Se vuoi vedere altri contenuti sul cortometraggio Far East segui la pagina Facebook Come Nasce un Cortometraggio

Giorno #3 – Giriamo in Casa… Come una Famiglia

Durante il terzo giorno di cortometraggio, giriamo in esterna di prima mattina, ma ci facciamo ospitare a casa del Signor Nicola ben presto.

Insieme a lui abbiamo incontrato per la prima volta la donna che lo aiuta nella vita quotidiana: Marina.

Abbiamo raggiunto un riparo dal freddo (la casa), ma il tempo ci vuole bene con il sole.

Il terzo giorno, però, è anche quello che definisce meglio i ruoli sul set e i rapporti. Adesso non siamo più estranei uno all’altro, tutti si chiamano per nome e gli studenti seguono ordinatamente le istruzioni dei tutor.

Le giornate iniziano alle 7 la mattina, e giriamo tutto il giorno.

Dopo aver rotto il ghiaccio, chi è sul set inizia a chiacchierare durante le pause. Oggi abbiamo sentito conversazioni diverse tutte incentrate sulla musica – un tema trattato non solo dai fonici.

Qualche ragazzo e un paio di tutor hanno parlato della esecuzione musicale e da lì, come le persone si dovrebbero approcciare ai lavori creativi.

Due stanze più in là, abbiamo visto il nostro fonico, Max, far ascoltare una canzone ai suoi studenti. Un momento di confronto e condivisione.

Marcello Marziali, il nostro Signor Nicola, è ormai una presenza amata da tutti. L’adorabile uomo che ricorda un nonnino, sempre molto educato con tutti. Un attore professionale dà il massimo per il personaggio.

Questa mattina ha iniziato a girare anche la talentuosa co-protagonista, Pamela Villoresi, nei panni di Marina. Far East sta prendendo forma, ma come potremmo funzionare senza la presenza femminile?

Abbiamo gli attori e abbiamo la troupe

Non più studenti, ma ragazzi sempre più parte della produzione di questo cortometraggio.
Chiudiamo il set per oggi per ripartire con le riprese domani.

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Giornata #4 – Una Giornata con il Signor Nicola

Apro gli occhi come ogni mattina.

Dovrebbe essere qualcosa intorno alle 7. Si sa, a una certa età ci si sveglia sempre presto.
Decido di girarmi e guardare che ore sono.

Prendo gli occhiali dopo un paio di tentativi a vuoto sul comodino e finalmente arrivo alle lenti quadrati dalla montatura nera.

Guardo l’ora, sono le 6.58, non avevo sbagliato di molto. Scendo dal letto e mi dirigo in cucina.

Vedo uno strano tavolino nella stanza vicino alla mia camera da letto. Sopra ci sono una macchinetta del caffè, qualche bottiglia d’acqua e un piatto con dei mandarini.

Da dove è uscito? Quanto ho dormito?

Forse Marina sta preparando qualcosa che non ricordo? Decido di andare in cucina, forse il caffè latte mi aiuterà a svegliarmi.

Tutto bene finché in fondo al corridoio non vedo delle grandi batterie attaccate alla presa. Cosa sta succedendo?

Adesso mi arrabbio se non capisco cosa stia accadendo in casa mia.
Giro l’angolo e sento delle voci, come se ci fosse qualcuno in salotto. Scendo lo scalino e loro sono lì.

Quello che una volta era il mio salotto adesso è pieno di gente. Ma non solo, questi ospiti hanno portato grandi luci, quello che sembra un binario del treno e una grande macchina da presa.

Sbatto gli occhi tre volte cercando di capire se stia ancora sognando. No, non è un sogno.
A questo punto sono proprio arrabbiato e dalla mia bocca esce un pesante MARINAAA

Nessuno degli ospiti sembra aver sentito. Ci sono cinque ragazzi sul mio divano, tutti stanno guardando una ragazza bionda che parla e scrive su un foglio. Tutti loro hanno degli strani cronometri al collo.

Li sorpasso senza badare più a loro, non mi interessano, voglio capire cosa stia succedendo. Passo dietro una ragazza su una sedia. Indossa grandi cuffie bianche e sta guardando a uno schermo.

Ma quella sullo schermo è la mia cucina penso.

Le gambe non si fermano, la mia destinazione è Marina e sento la sua voce dalla cucina. Arrivare alla cucina non è facile.

Ci sono altri cinque ragazzi intorno alle luci che ascoltano l’uomo con la telecamera in mano. L’uomo dai capelli lunghi parla a voce bassa e i ragazzi sono tutti protesi per evitare di perdere una parola che gli esce dalla bocca.

Poco più in là un signore alto e con gli occhiali sul naso è ancora circondato da ragazzi, ma stavolta hanno una specie di scopettone al contrario, una parte pelosa in cima a un’asta, un microfono da quello che colgo dalla conversazione.

Non capisco ma ormai sono molto vicino.

A due passi penso di avercela fatta, invece altre persone giovani mi sfrecciano accanto. Un uomo robusto si gira nella mia direzione, ma sta parlando al di là della mia spalla.
Si guarda intorno e prende la radiolina, dice con voce sicura

 

Silenzio, Motore…No, Silenzio per favore. Ok, ci siamo, Azione

Un silenzio irreale scende tutto intorno a me e adesso posso finalmente entrare in cucina. Marina è lì, ai fornelli. Controlla che sia passato il caffè e si gira a guardarmi.
Mi sorride e dice Buongiorno con il suo accento dell’est. A questo punto devo chiedere spiegazioni.

Mi giro a guardare la tavola.

La mia colazione è lì. Fette biscottate con la marmellata di lamponi, la mia preferita. L’avevo finita ma Marina deve essere uscita a comprarla. Mi calmo un attimo e porto un po’ di pazienza.

Mi siedo mentre Marina mi porta il caffè.
Marina ma cosa sta succedendo?
Ma Nicola, è il cinema, non ricordi?

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